Prime osservazioni sul documento “Indirizzi di politica urbanistica”
L’impianto del documento esprime l’intento di
considerare parzialmente superati i vincoli del Piano Regolatore Generale del
1995 per procedere all’urbanizzazione di alcune aree della città, identificate
come spazi di trasformazione. Nel disegno del PRG sono indicati tre assi
strategici di “riforma urbana”: l’asse del Po per il loisir, la Spina Centrale
come nuova centralità tangente il centro storico e corso Marche.
Le nuove linee riconfermano queste indicazioni,
provando anche a ripensarle e completarle, integrandole con un nuovo asse
definito dalla porzione nord del tracciato della linea 2 di metropolitana.
Siamo, pertanto, di fronte a ipotesi di interventi
che cambieranno radicalmente il modo di essere della Città, trasformando intere
ed estese aree che hanno avuto funzioni storicamente rilevanti come lo scalo
ferroviario Vanchiglia, oggi dismesso.
Crediamo però che, prima di entrare nel merito delle
trasformazioni delle singole aree, anche quelle a cui il documento non fa cenno
come Porta Nuova o le aree Borsetto, sia
necessario partire da alcune considerazioni di metodo.
Il primo rilievo è relativo alle modalità con le
quali avverrà la “consultazione” della città, che non deve essere concepita
come un mero accompagnamento all’illustrazione del documento. Noi crediamo sia
importante ascoltare i soggetti organizzati, dagli ordini ai collegi
professionali, dalle associazioni alle circoscrizioni, dai sindacati ai
rappresentanti datoriali. Tuttavia, anche i singoli cittadini dovranno poter
esprimere la loro volontà sulle priorità e sulle soluzioni proposte. Per questo
pensiamo sia necessario attivare almeno quattro punti nella città, in
corrispondenza ai quattro assi strategici e in collaborazione alle
Circoscrizioni, in cui i cittadini, organizzati o meno, possano portare le loro
opinioni e rappresentare le proprie istanze.
Consapevoli del fatto che la partecipazione non è un processo semplice,
riteniamo però che le trasformazioni urbane siano un’occasione importante per
definire e introdurre a Torino modalità di partecipazione che, anche sulla base
di esperienze già realizzate e di quelle di altre città, tentino di creare un
ponte tra la società e la “politica”.
La seconda considerazione è legata al fatto che (pur
non volendo elaborare un nuovo Piano Regolatore, che peraltro abbiamo) , prima
di dichiarare definitivamente tramontato il modello del Piano regolatore, pur
modificato nel tempo con più di 150 varianti, e in attesa della nuova legge
urbanistica regionale, sarebbe necessario fare un bilancio dell’attuazione
del Piano Regolatore del 1995, in termini qualitativi e quantitativi,
rispetto agli standard urbanistici applicati, verificando quali e quanti spazi
pubblici sono stati creati (scuole e altre attrezzature sociali, verde,
impianti sportivi, ecc…). Partendo da questa valutazione può essere redatto un
documento che accompagni le linee urbanistiche, stabilendo i nuovi obiettivi
qualitativi e quantitativi, che traducano concretamente l’attenzione
all’ambiente, il risparmio del suolo, adeguate risposte alla domanda di
abitazioni per i ceti deboli, il miglioramento della mobilità nella città,
l’innalzamento della qualità di vita nelle periferie.
Bisogna, in sostanza, definire le vere esigenze della
città partendo dalle necessità dei quartieri. A questo proposito, per delineare
uno sviluppo equilibrato, è necessario tener presente che Torino è una città la
cui popolazione supera di poco i 900 mila abitanti, in cui ci sono oltre 30
mila alloggi sfitti, una città con una popolazione anziana; che senza bambini
stranieri non riuscirebbe a formare classi di tanti istituti scolastici, una
città che ha bisogno di nuove attrezzature e servizi per rispondere alle nuove
necessità della vita sociale.
In particolare, è preoccupante riconoscere la
difficoltà della città di manutenere e gestire i servizi pubblici. Certamente
conosciamo il bisogno di residenze per anziani (2000 posti per esaurire
l’attuale lista di attesa), che peraltro vengono gestite dalle Asl, e che la
città deve preoccuparsi di localizzare, ma esiste una priorità strutturale, che
è quella di case popolari, per le quali esistono risorse, ma non aree
disponibili. Al momento sarebbero necessari 3000 alloggi a prezzi popolari.
Il bilancio dell’attuazione del PRG insieme alla
definizione di nuovi obiettivi qualitativi e quantitativi deve essere la
premessa alla pianificazione urbanistica, da concepirsi anche a livello
metropolitano. A nostro avviso l’assenza di un quadro normativo istituzionale
definito ed efficiente, non può essere il pretesto per eludere una seria
pianificazione territoriale. Esiste tuttora il PTCP (Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale), approvato nel 2003, al quale nessun ente, in primo
luogo il Comune di Torino presta attenzione alcuna. Attualmente la Regione sta
predisponendo il Piano Territoriale Regionale (PTR) e il Piano Paesistico
Regionale (PPR) e sono stati già prodotti documenti e linee di indirizzo, che
non possono essere ignorati.
Un’altra integrazione a cui non viene fatto
riferimento è quella con il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS),
attualmente in fase di discussione.
Infine, riteniamo che un’innovazione significativa
nella progettazione urbana sarebbe rappresentata, in ogni singola area, da una Valutazione
di Impatto Sociale delle trasformazioni, in modo che, a seguito di una
preliminare lettura socioantropologica dei contesti e dell’uso della città da
parte dei suoi abitanti, si possano evitare fenomeni di “gentrification” e di
impoverimento sociale e culturale.
La definizione di obiettivi generali accompagnata da
un serio processo di partecipazione all’interno di una pianificazione
territoriale normata potrebbe essere la strada che ci permette di rovesciare la
logica dell’urbanistica contrattata, in cui le operazioni di trasformazione
urbana sono decise in base al presunto interesse degli operatori che potrebbero
realizzarle o comunque non si considera prioritariamente l’interesse pubblico,
volto alla costruzione di una città a misura di persona.
Qui interviene la questione centrale che la Sinistra
pone in tutti gli ambiti: pensiamo che non si possa parlare di sviluppo in modo
assoluto, soprattutto come mera valorizzazione immobiliare. Dobbiamo ragionare
su uno sviluppo sostenibile che “soddisfi i bisogni dell’attuale generazione
senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai loro.”
Per questo l’Ammistrazione Comunale dovrà agire come
un soggetto attivo di politica economica e come parte protagonista delle scelte
di politica urbanistica, per prefigurare una prospettiva di sviluppo della
Città in cui interessi pubblici e privati possano intrecciarsi, senza che
questi ultimi prevalgano sui primi.
Se le politiche urbanistiche vengono intese in questo
modo, si può provare a ricostituire anche il senso di comunità che si sta
sempre più sfilacciando, a partire dalle periferie, dai non luoghi, progettati sicuramente non per
favorire le relazioni umane.
Ovviamente l’ampiezza dei temi contenuti nel
documento necessita di maggiori approfondimenti e analisi più concrete e
dettagliate, che svolgeremo quando il dibattito entrerà nel vivo, auspicando
una consultazione vera e coinvolgente. In proposito, anticipiamo alcune
osservazioni del tutto preliminari:
L’ASSE DEL PO: preoccupa l’idea che per restituire valore alle aree
di fiume, definite “retro della città”, sia necessaria “una riconfigurazione
prevalentemente residenziale dei margini rivolti verso fiume” anziché prevedere
l’insediamento di attività compatibili con il valore ambientale dei parchi
fluviali. Vorremmo inserire nel dibattito l’interessante possibilità di
navigabilità del fiume, il lavoro in itinere che ha visto i due torrenti Dora e
Stura al centro della progettazione dei relativi nuovi parchi. Il caso Dora è
emblematico anche per l’interessamento dell’Università degli Studi di Torino e
della Regione nel lanciare il nuovo Campus urbano di Norman Foster.
RIDEFINIZIONE
DEL RUOLO DEL CENTRO STORICO:
L’ineluttabilità della crescita in altezza per le nuove polarità terziarie
stride con la storica impostazione urbanistica del centro storico della città.
La crescita verticale avrebbe l’effetto
di snaturare la bellezza e la classicità del centro, appesantendo zone della
città già congestionate dal traffico e dalle numerose attività terziarie
esistenti.
Il centro della città va tutelato come valore storico urbanistico apprezzato a livello internazionale, per mantenere la sua bellezza e la sua vivibilità, incrementando le aree pedonali.
SCALO VANCHIGLIA: rappresenta oggi una grande occasione di sviluppo, ma bisogna pensare come e cosa insediare guardando alle reali necessità di tutto il quartiere. L’ipotesi che esso sia considerato per il futuro come un nodo d’interscambio tra il mezzo privato e quello pubblico (linea 2 della metropolitana) è interessante, ma occorre pensare a una progettazione equilibrata, che non può essere caratterizzata solo da insediamenti residenziali, riconvertendo intere aree ed evitando pesanti forme di cementificazione.
ASSE
DI CORSO MARCHE: E’ sicuramente suggestiva
l’idea di collegamento e avvicinamento della Reggia di Venaria alla Palazzina
di Stupinigi, come ha prefigurato l’architetto Cagnardi disegnando il grande
viale urbano.
Ma questa idea, su cui sono previsti i
tre strati su corso Marche (ferrovia, autostrada e strada in superficie), dovrà
attendere la definizione del percorso della linea ferroviaria Torino – Lione
sulla quale non è stata assunta alcuna decisione da parte del Governo.
Per quanto riguarda i tre livelli di
corso Marche, (la ferrovia a quota –20 metri, l’autostrada a quota 6 metri, il
boulevard in superficie largo 59 metri) bisognerà capire l’impatto che un
simile progetto avrà su una vasta area di territorio dove vi sono migliaia di
abitazioni, persone ed attività produttive.
In particolare l’autostrada (boulevard)
in superficie (59 metri di larghezza) potrebbe essere troppo a ridosso delle
residenze creando una situazione di invivibilità e di forti disagi ai
residenti.
Su quest’aspetto sarebbe auspicabile (da
corso Francia a strada della Pronda) prevedere un miglioramento dell’attuale
situazione viaria riservando la percorribilità alla sola mobilità locale.
I gruppi consiliari di Sinistra
Democratica, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani
Torino, 9 giugno 2008