Torino,21 Luglio 2009



COMUNICATO STAMPA

Il Comune deve fare un piano urbanistico dell'edilizia popolare e sociale

 

 

 

In relazione alle puntuali e condivisibili dichiarazioni rese ieri dal Presidente Atc Giorgio Ardito, intendiamo precisare quanto segue.

In primo luogo la difficoltà crescente delle famiglie a pagare servizi e utenze ci è nota da tempo: è necessario che l’amministrazione affronti il problema delle utenze nelle case Atc attraverso una calmierazione delle utenze stesse mediante convenzioni con i servizi pubblici locali.

Per questo motivo già il 9 aprile abbiamo presentato una mozione (firmata dai consiglieri Silvestrini, Cassano, Castronovo, Ferrante, Cerutti, Domenico Gallo, Grimaldi, Salinas, Cassiani, Centillo, Rattazzi e Zanolini), liberata per l’aula questa mattina nella IV Commissione, che nell’impegnativa chiede, fra l’altro, di “esaminare l’incidenza sul reddito delle utenze degli abitanti delle case Atc” e “studiare l’opportunità di definire misure concertate di calmierazione delle utenze attraverso convenzioni con i servizi pubblici locali”.

 

Per quanto riguarda la carenza di abitazioni (15.000 domande e 700-800 assegnazioni l’anno a Torino), ci è noto che il Comune non ha ancora chiarito quali sono le aree da destinare per la costruzione di nuove case popolari. E che non ha definito un programma urbanistico che stabilisca dove sarà possibile edificare nuove case popolari ed edifici per il sociale al fine di integrare questi insediamenti in modo coerente nel contesto urbano. E’ necessaria una programmazione urbanistica che preveda l’integrazione dell’edilizia popolare e sociale nella programmazione complessiva.

Pertanto nella stessa mozione si chiede che vengano assegnate “le aree già destinate per edilizia sovvenzionata, affinchè vengano edificati gli immobili previsti, a individuare le nuove aree da destinare a edilizia popolare e sociale (Rsa, Centri diurni, ecc.), definendo un piano cittadino di edilizia popolare e sociale, integrato nella più generale programmazione urbanistica”.

 

Per quanto riguarda infine le “licenze per case private”, che si prevede di costruire in gran numero non solo nell’area della Variante 200, ma attraverso numerose altre varianti, laddove a Torino vi sono 30.000 alloggi vuoti, riteniamo che l’amministrazione debba vincolare una parte delle nuove costruzioni a edilizia popolare.

 

Maria Teresa Silvestrini

Luca Cassano


 

 

 

 
 
Luca Cassano © 2009
aggiornato al  21 Luglio 2009 ore 17.10
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