State per assistere a un bellissimo spettacolo, in uno dei teatri lirici più importanti d’Europa, la prima serata di una lunga stagione resa possibile dall’impegno finanziario dello Stato, da un sistema di finanziamenti pubblici e privati, e dalla cultura professionale di oltre 400 dipendenti.
MA IL FUTURO DEL TEATRO REGIO E’ MINACCIATO DAI DRASTICI TAGLI DEL FINANZIAMENTO STATALE ANNUNCIATI DALL’ATTUALE GOVERNO.
I finanziamenti complessivi destinati allo spettacolo in Italia sono infatti stati ridotti da 580 milioni di euro a 390 milioni di euro, mettendo in forti difficoltà tutto il sistema dello spettacolo. Tagli della stessa entità (30%) coinvolgono anche il settore del cinema e le attività culturali delle Regioni, che rischiano di bloccare la programmazione triennale.
Per il Teatro Regio si prevede un mancato introito di 6,3 milioni di euro (30%), che rischia di avere gravi conseguenze sull’occupazione, sulla programmazione e sulla produzione.
Già nel novembre 2006, a seguito dei tagli operati dal governo Berlusconi, che erano andati a incidere sulle attività programmate, il Regio di Torino, costretto al risparmio e come forma di protesta, aveva inaugurato la stagione con un’edizione di Turandot, diretta da Luca Ronconi, volutamente priva di scenografie e costumi.
Nei due anni seguenti di governo Prodi, il sostegno finanziario e organizzativo alle attività e alle istituzioni culturali ha consentito al Teatro di acquisire un’importanza di livello internazionale.
Attualmente il futuro del Regio è gravemente incerto.
Non possiamo condividere una politica di tagli indiscriminati alla cultura, che scarica sui singoli enti e su Regioni e Comuni responsabilità e conseguenze, senza alcuna vera politica culturale, di valorizzazione del patrimonio artistico e delle culture professionali degli operatori dello spettacolo.
Come partiti della Sinistra ci impegniamo a dare battaglia in tutte le sedi istituzionali contro la politica irresponsabile dei tagli alla cultura messa in opera dall’attuale Governo, dandoci l’obiettivo di portare la spesa per le attività culturali all’1% del PIL, così come avviene in tutti gli altri paesi europei.
Consideriamo quindi importante che le cittadine e i cittadini siano consapevoli di quanto sta avvenendo e del fatto che le riduzioni di stanziamenti sono la traduzione pratica di una politica che considera la cultura uno spreco anziché un bene comune, un patrimonio da valorizzare in una società civile ed evoluta.
Rifondazione Comunista Sinistra Democratica Comunisti Italiani
