FALDE ACQUIFERE
TORINO,ALTRI ALLAGAMENTI IN ARRIVO?
Questa mattina le
commissioni II e VI hanno approfondito l’Interpellanza da noi
presentata oltre un anno fa a proposito del fenomeno di innalzamento
delle falde acquifere delle città di Torino.
Altre aree geografiche sono interessate da innalzamenti analoghi e
non facilmente prevedibili in considerazione dei diversi fattori che
ne acuiscono l’importanza e l’impatto.
L’annata in corso,anche a causa del calo consistente della
produzione industriale,ha evidenziato le forti criticità che questo
fenomeno determina in prossimità di cantieri pubblici di rilevante
impatto quali ad esempio quello della Metropolitana a ridosso della
futura fermata Dante.
Ad oggi non risultano infatti risolte le infiltrazioni che hanno
provocato l’allagamento nell’area e problemi per alcuni edifici
della zona limitrofa allo scavo,determinando ulteriori disagi e
ritardi nel completamento dell’opera.
Molti altri cantieri previsti rischiano di scontrarsi con un
fenomeno preoccupante e spesso sottovalutato;gli allagamenti in zona
Falchera sono l’esempio più evidente ma potremmo certamente
aggiungervi il grattacielo di Intesa San Paolo,l’ambito oggetto
della Variante 200,la risistemazione dell’area ex Fiat Avio in zona
Lingotto.
In tempi di crisi per gli enti locali,molto spesso obbligati a
cofinanziare costose opere pubbliche,non possiamo non porre il tema
della sostenibilità ambientale ed economica delle stesse.
Pensiamo ad esempio all’ipotesi del “cantiere dei cantieri” quello
sull’asse di Corso Marche,con scavi in profondità fino ad oltre 40
metri,risorse impegnate che parrebbero vicine ai 2 miliardi di euro
e la prospettiva per quasi 400.000 torinesi di assistere a lavori
pluridecennali.
All’indomani della sentenza sulla Tav nel Mugello con ventisette
condanne e 150 milioni di risarcimento per i danni ambientali
provocati, non possiamo non invitare alla riflessione per le scelte
che investiranno i cittadini torinesi,di fronte a fenomeni naturali
di questa portata.
Luca Cassano