Città di Torino

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Torino,4 Marzo 2008

 

 

COMUNICATO STAMPA:

 

 

Grattacieli a Torino: la Sinistra Arcobaleno chiede partecipazione e regole

 

La vicenda dei grattacieli torinesi può essere considerata paradigmatica rispetto al confronto elettorale nei modi e nei contenuti fra Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno. I gruppi consiliari comunali di SD, RC e PdCI hanno proposto di indire un referendum consultivo a Torino sulla crescita verticale della città. Non si tratta di una provocazione o di una deresponsabilizzazione da parte degli amministratori, incapaci di decidere, ma dell’esigenza di sentire il parere dei cittadini su una modifica che andrà ad incidere pesantemente sul contesto urbanistico torinese. Non chiediamo di dire sì o no ai grattacieli in modo assoluto, né di pronunciarsi su 20 metri in più o in meno di due torri, che saranno localizzate nel centro della città, ed in particolare sull’altezza del progetto di Renzo Piano per Intesa SanPaolo. E’ in discussione un modo di intendere la qualità urbana, oltre al rapporto tra soggetti pubblici e privati.

 

La scelta di passare la palla alla comunità è venuta avendo verificato che si desidera procedere con la costruzione di due torri con un’altezza superiore ai 150 metri, senza una seria valutazione dell’impatto ambientale e paesaggistico, proponendo, con una terza variante al Piano Regolatore che riguarda questi due edifici, una deroga complessiva sulle altezze e sul calcolo delle superfici, andando a costituire un pericoloso precedente nei confronti di altri progetti, già presentati o in via di definizione.

Anche la Soprintendente Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, pur riconoscendo la legittimità degli atti finora adottati, ha richiamato l’amministrazione al buon senso, mancando un piano paesaggistico complessivo sulla città.

 

Solo grazie alle richieste di approfondimento della Sinistra Arcobaleno, i cittadini torinesi hanno avuto la consapevolezza di ciò che sta capitando e per questo motivo abbiamo richiesto di indire un referendum perché si possano pronunciare.

Probabilmente il referendum non è lo strumento ideale di partecipazione, ma è l’unico attualmente previsto dallo statuto comunale. Il Partito Democratico non è favorevole, perché ritiene si debba procedere, senza se e senza ma, altrimenti Torino rischia di perdere l’opportunità di investimento di Intesa San Paolo e di conseguenza di altri ipotetici imprenditori.

 

Noi, oltre ad aver dimostrato che non vi sono al momento impegni precisi sul nostro territorio del polo bancario, che risulta attualmente sbilanciato su Milano, non accettiamo la logica dello sviluppo come valore in sé, da prendere comunque, senza poterlo qualificare. Non a caso, invece, la parte iniziale del primo punto dei 12 del programma del Partito Democratico, dal titolo “modernizzare l’Italia” recita: “Pensare ad un’Italia moderna significa scegliere come priorità le infrastrutture e la qualità ambientale. Il Paese ha bisogno di infrastrutture e servizi che oggi sono ostacolati più da incapacità di decisione che da carenza di risorse finanziarie. Noi riformeremo la normativa di valutazione ambientale delle opere, con l'eliminazione dei tre passaggi attuali e la concentrazione in un’unica procedura di autorizzazione, da concludere in tre mesi...”

 

Da una parte, possiamo dire che l’amministrazione comunale torinese sta già mettendo in pratica per i due grattacieli quella semplificazione sulla valutazione ambientale proposta dal Partito Democratico. Dall’altra, la nostra richiesta di approfondimento e partecipazione su una scelta urbanistica così importante viene presentata come un freno alle decisioni, che il Comune dovrebbe invece assumere in nome dello sviluppo e della modernità.

 

Il nostro compito in questa vicenda, come più in generale nella campagna elettorale, è spiegare che noi non siamo sempre per il no, ma neanche per il sì comunque. Alla generica politica del fare contrapponiamo la proposta di progetti che siano qualificati. Questo nostro voler entrare nel merito viene spesso dipinto come un atteggiamento strumentale o di chi vuole segnare una propria visibilità. E’ fondamentale che nei nostri programmi dal livello locale a quello nazionale siamo in grado di spiegare cosa non vogliamo, ma anche le nostre proposte.

Nel caso dei grattacieli abbiamo un’idea diversa della qualità urbana, sia per quanto riguarda la sua crescita che per il corrispondente rapporto fra pubblico e privato.

 

 Luca Cassano Capogruppo Rifondazione Comunista

Monica Cerutti Capogruppo Sinistra Democratica

Domenico Gallo Capogruppo Comunisti Italiani