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L’attacco ai valori fondanti della nostra Repubblica, al
nostro sistema di principi democratici su cui si fonda la
convivenza civile ed il patto che il nostro popolo ha
siglato per unire e fare crescere il Paese, all’indomani
della Liberazione dal nazifascismo, è profondo e
trasversale.
Ogni giorni assistiamo ad una continua politica di
revisionismo e di messa in discussione del valore universale
della nostra Costituzione e del carattere democratico della
lotta di Liberazione.
Il mondo dell’informazione, della cultura, dello spettacolo,
la politica e i poteri economici, tendono a dimenticare che
la nostra libertà è figlia del sacrificio di chi ha scelto
di liberare il Paese; siamo figli della Resistenza e del suo
ideale civile e morale, del suo insegnamento al rispetto
reciproco, al suo senso di comunità, di laicità, di dialogo
tra le culture e le idee, del valore profondo delle
istituzioni democratiche e del parlamentarismo.
Chi ci porta a dimenticare o a distorcere la realtà della
storia lo fa per distruggere il patto di convivenza siglato
con la scelta repubblicana e laica con cui la nostra nazione
ha scelto di vivere ed organizzarsi.
Non accettiamo che la nostra identità nazionale, figlia
della Resistenza, sia mortificata o infangata, stravolta.
Le realtà sociali in cui viviamo sono sempre più
caratterizzate da solitudini diffuse e da forme
qualunquistiche di giudizio nei confronti dei fenomeni
sociali ed economici che abbiamo di fronte, da fenomeni di
parcellizzazione sociale che portano a scatenare vere
proprie guerre tra poveri, esattamente ciò che non volevano
i padri costituenti.
La crisi della politica e delle istituzioni non fa altro che
alimentare questi fenomeni e accrescere le forme di
qualunquismo ed egoismo sociali.
Senza una risposta di massa, civile, trasversale dei settori
sociali e culturali più avanzati, rischiamo che nuove idee autoritarie, ammantate da forme di |
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comunicazione
o di partecipazione passiva alle scelte, possano riportarci
in una condizione di restringimento delle libertà personali
e collettive, ad una contrazione del nostro sistema
democratico e civile. L’antifascismo diventa, quindi, uno
strumento quotidiano per riaffermare i caratteri democratici
e pluralisti della nostra società.
Non accettiamo una idea “reducistica” e formale della
memoria antifascista, riteniamo che la nostra democrazia si
possa espandere, il nostro Paese possa progredire solo se,
ogni giorno, si sostanzia un impegno “militante” in difesa
della nostra libertà e del carattere progressivo, includente
del nostro testo costituzionale.
Non può esserci libertà solo attraverso l’uso strumentale
del sostantivo. La libertà è confronto, dialogo difficile,
complicato, fatto di mediazioni e di punti di incontro, mai
di imposizioni o di semplificazioni che abbiano come scopo
di ridurre gli spazi della discussione e del confronto.
La libertà si ricerca e si consolida anche attraverso
l’educazione delle nuove generazioni, attraverso il loro
coinvolgimento, la loro responsabilizzazione, facendoli
sentire parte di un processo inarrestabile che dal 25 aprile
’45 trasforma il nostro Paese e cerca di renderlo sempre più
giusto, sempre più aperto, più inclusivo, tollerante e
rispettoso degli altri e delle culture del nostro pianeta.
Per queste ragioni sentiamo forte l’esigenza di fare della
manifestazione del 25 aprile 2008 un grande momento di
popolo, più che delle istituzioni, la festa della nazione,
delle libertà mai certe se non difese ogni giorno.
Facciamo appello alle donne e agli uomini del Piemonte, ai
sinceri democratici, a coloro che credono ancora nella
travolgente passione di trasformazione che la Liberazione ha
rappresentato a partecipare alla giornata di mobilitazione,
di festa, di pace e di tolleranza che si terrà il 25 aprile,
per tutto la giornata, in Piazza Castello a Torino. |
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